La storia di Affittopoli

BOSE', 21 Febbraio 2011

Da giorni le pagine dei giornali, sono invase dall’ennesimo “scandalo” politico descritto con l’ennesima parola che termina in -poli, come Tangentopoli, Vallettopoli, Bancopoli, Calciopoli, Parentopoli, eccetera eccetera. Stavolta è “Affittopoli”, vediamo di cosa si tratta.

Agenda democratica

CALDERON, 17 Febbraio 2011

Facciamo il punto sulle rivolte in atto nel mondo arabo, ora più che mai vicino ad una metamorfosi completa. Infatti non si può più parlare solo di Tunisia ed Egitto, ora dobbiamo aggiungere Libia, Iran, Bahrein, Algeria, Yemen e Marocco.

Berlusquieu

CALDERON, 11 Febbraio 2011

In questi giorni di confusione nel mondo politico italiano Berlusconi ha citato più volte in difesa della sua carica il "volere degli elettori", in quanto "il popolo elettore è il titolare della sovranità politica". Una volta per tutte qualcuno dovrebbe spiegargli che non è così.

Italia 150

BOSE', 08 Febbraio 2011

Settimana intensa quest'ultima, ricca di molte novità tutte da raccontare; iniziamo subito con qualcuna.

Il risveglio del mondo arabo

CALDERON, 29 Gennaio 2011

La tensione si sentiva da tempo e in queste settimane è sfociata in quello che, non si deve aver paura di dire, potrebbe diventare il più grande sollevamento del mondo arabo di sempre, capace di cambiare il corso della storia in Nord Africa, con possibili ripercussioni sul Medio Oriente.

Sbarco in Europa

CALDERON, 24 Gennaio 2011

Dopo l'insurrezione tunisina sembra che l'ondata di rivolte sia arrivata in Europa, più precisamente a Tirana, Albania. Qualche giorno fa si sono verificati degli scontri durante una manifestazione organizzata dal leader dell'opposizione Rama, il cui bilancio è di tre civili morti.

Sicilia, più o meno

BOSE', 19 Gennaio 2011

Questa è una di quelle storie che sembrano scritte da uno sceneggiatore, uno di quelli scarsi: perché descrivono un territorio, una classe politica e una serie di decisioni, e le descrivono sempre nello stesso modo, come vogliono i luoghi comuni più banali.

La storia di Affittopoli

Pubblicato da Michele On lunedì, febbraio 21, 2011 0 commenta il Post!!
Da giorni le pagine dei giornali, sono invase dall’ennesimo “scandalo” politico descritto con l’ennesima parola che termina in -poli, come Tangentopoli, Vallettopoli, Bancopoli, Calciopoli, Parentopoli, eccetera eccetera. Stavolta è “Affittopoli”, mentre Il tema è sempre quello di affitti a prezzi molto favorevoli offerti a personaggi tutt’altro che bisognosi, spesso orbitanti intorno alla politica locale.

Di cosa si tratta A Milano il Comune, il Policlinico e il Pio Albergo Trivulzio (ex ospizio per anziani, ora azienda gestore di immobili) possiedono un patrimonio di 3700 case, negozi, locali gestiti in modo poco trasparente. Quattro stanze vista Duomo a 450 euro al mese, quando sul mercato con 450 euro si affitta, forse, un monolocale sgangherato fuori città. Non solo: poca chiarezza nei criteri per l’assegnazione di questi appartamenti e voci su bandi “riservati”.
A chi vanno le case Il Comune di Milano allora chiede al Trivulzio di portare la lista con i nomi dei coinquilini. L'elenco viene così reso pubblico - qua si può scaricare il pdf - e in mezzo c'è di tutto: Daniele Cordero di Montezemolo, stilista e fratello del più celebre Luca, la giornalista di Mediaset Claudia Peroni, la compagna di Aldo Brancher, il direttore generale del Milan Ariedo Braida, l’attrice Gaia Amaral, Carla Fracci.

Negli ultimi giorni sia la procura di Milano che la Corte dei Conti hanno aperto delle inchieste per verificare la gestione del patrimonio immobiliare da parte del Pio Albergo Trivulzio.

L'isola alle Honduras
Da lunedì 14 febbraio le isole dei Cayos Cochinos, al largo della costa del Paese centroamericano, sono tornate ad ospitare “l'Isola dei famosi”. Lo scorso anno il circo del reality show, prodotto da Magnolia e trasmesso da Rai2, si era dovuto spostare in Nicaragua per cause di forza maggiore: il colpo di Stato che il 28 giugno 2009 aveva deposto ed espulso il presidente costituzionalmente eletto Manuel Zelaya.

Tornare in Honduras, oggi, significa riconoscere che nel Paese c'è democrazia, e tranquillizzare al contempo i cittadini italiani, che potranno considerare nuovamente le spiagge e le isole di Honduras tra i 'paradisi tropicali' da raggiungere per godersi le meritate vacanze.

Magnolia, e Rai si rendono così complici di un regime. Il nuovo presidente della Repubblica, Porfirio “Pepe” Lobo, è stato
eletto illegittimamente nel corso di un turno elettorale segnato dai brogli, e oggi sta continuando il lavoro avviato dalla giunta militare, annichilendo con la forza e con le armi l'opposizione interna, uccidendo ed incarcerando leader delle organizzazioni indigene.

Agenda democratica

Pubblicato da Calderon On giovedì, febbraio 17, 2011 0 commenta il Post!!
Facciamo il punto sulle rivolte in atto nel mondo arabo, ora più che mai vicino ad una metamorfosi completa. Infatti non si può più parlare solo di Tunisia ed Egitto, ora dobbiamo aggiungere Libia, Iran, Bahrein, Algeria, Yemen e Marocco

Tunisia- Entro sei mesi il governo provvisorio guidato da Mohamed Ghannouchi dovrebbe portare il paese alle urne. Al momento il governo provvisorio si preoccupa principalmente di far ripartire l'economia ed ha formato 3 commissioni speciali: una per organizzare le elezioni, una per combattere la corruzione e una per recuperare i beni trafugati durante la rivolta.

Egitto- Dopo le tanto acclamate dimissioni di Mubarak ora è l'esercito a guidare il paese. La situazione perciò non è affatto tranquilla. Da una parte l'esercito ha garantito il suo ruolo da traghettatore verso elezioni rapide e democratiche, ma non sarebbe la prima volta che accade se, al momento cruciale, i veritici militari non abbandonassero i palazzi del potere, effettuando di fatto un golpe militare.

Muammar Gheddafi
Libia- La situazione del paese guidato dal dittatore Muammar Gheddafi è quella che ci riguarda anche da più vicino. Da una parte la situazione è calda in territorio libico, con degli scontri avvenuti due notti fa fra polizia e militanti dell'opposizione, con un bilancio fra i 9 e i 13 morti. Dall'altra la situazione diplomatica con l'Italia è tesa, poichè la polizia libica non ha rispettato gli accordi per il controllo della migrazione, causando l'arrivo nei giorni scorsi a Lampedusa migliaia di profughi provenienti dalla Tunisia e un'emergenza umanitaria ancora in fase acuta. I fatti sono stati chiariti dai servizi segreti italiani: la Libia ha aperto volontariamente le proprie frontiere con la Tunisia per consentire la fuga di centinaia di oppositori politici di Gheddafi, precauzione per impedire che la situazione possa degenerare anche nel proprio paese. Mossa che però non potrebbe bastare: gli oppositori si sono accordati su internet e hanno fissato per oggi la "giornata della collera".

Iran- Lunedì si sono verificate le prima manifestazioni non autorizzate (e quindi anche i primi scontri) contro il presidente Ahmadinejad, regime che tiene in ansia mezzo mondo vista la dichiarata ostilità nei confronti del vicino Israele. I manifestanti sono stati dispersi dalla polizia non prima di aver lasciato un morto per strada. Intanto, in parlamento le forze di governo hanno inscenato una controprotesta-farsa per accusare l'opposizione "verde" degli scontri avvenuti. Il loro leader Moussavi, lunedì costretto a casa dalla polizia, è sempre più preoccupato dalle dichiarazioni del presidente e dell'ayatollah khomeini in cui si promette una "rapida soppressione dell'opposizione"

Bahrein- E' il Regno-sorpresa che ha riempito i giornali nelle ultime ore, quello che non ti aspetti. Nella giornata di ieri migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per protestare contro il sistema di governo antiquato dello stato: una monarchia costituzionale dove una delle due camere è scelta addirittura totalmente dal re. In mattinata la polizia ha fatto irruzione nella piazza principale della capitale Manama e ha disperso i manifestanti. Anche qui 4 morti, forse di più visto che ci sono diversi feriti molto gravi.

Algeria- Sabato gli occhi saranno puntati tutti su Algeri, dove è prevista una manifestazione non autorizzata organizzata dal "Collettivo per la democrazia e il cambiamento". Le autorità faranno confluire 25mila agenti, di cui la metà in assetto anti-sommossa, per tenere sotto controllo la situazione.

Yemen- Continuano da settimane le manifestazioni nella capitale Sana'a, dove si chiedono le dimissioni di Abdullah Saleh, al potere dal 1978. Saleh è stato prima presidente dello Yemen del nord e poi presidente della Repubblica. Le proteste continuano, nonostante abbia annunciato di lasciare il potere nel 2013. Martedì  scorso hanno manifestato circa duemila persone nella capitale, con dieci arresti. La resa di Mubark è molto sentita, tanto che si sono visti molti cartelloni a favore della svolta egiziana.

Marocco- Dopo le prime manifestazioni di fine Gennaio, la gente si sta organizzando per una nuova manifestazione di massa il 20 Febbraio. Qui la situazione è molto meno tesa, in quanto il paese tempo fa ha già attraversato una fase di riformismo moderato e possiede una costituzione, almeno sulla carta, vicina ai principi occidentali di uguaglianza.

Berlusquieu

Pubblicato da Calderon On venerdì, febbraio 11, 2011 2 commenta il Post!!
In questi giorni di confusione nel mondo politico italiano Berlusconi ha citato più volte in difesa della sua carica il "volere degli elettori", in quanto "il popolo elettore è il titolare della sovranità politica". Una volta per tutte qualcuno dovrebbe spiegargli che non è così.
Innanzitutto l'Italia è una Repubblica parlamentare e come tale il popolo non è chiamato a scegliere il proprio primo ministro, bensi 630 deputati e 315 senatori, ovvero il parlamento. 
Il mandato del primo ministro è perciò affidato dal presidente della Repubblica (una volta valutate le forze in parlamento) e non dal "popolo sovrano". Questo significa che morto un "papi" se ne può fare benissimo un altro, senza bisogno di rifare il conclave.
Il problema è che i cittadini sono chiamati ad eleggere i propri rappresentanti una volta ogni 5 anni (anche se nella seconda repubblica 3 sembra un traguardo dorato) e allora chi ha il compito di vegliare sull'operato di parlamento e governo? Scontato, anche se di questi tempi non sembrerebbe, è la magistratura.
Montesquieu
Nel modello democratico, teorizzato da Montesquieu nel lontano 1748 e rimasto intatto fino ai giorni nostri (così pare), c'è una netta separazione dei tre poteri: legislativo al parlamento, esecutivo al governo e giudiziario alla magistratura.
La differenza tra esecutivo e legislativo, per quanto limpida, è una cosa che molte volte si fa fatica a digerire fin da quando la si studia a scuola e in effetti, con tutti i giochi di potere, la sottile linea di demarcazione tra l'uno e l'altro è un po' sbiadita, tant'è che sarebbe troppo facile parlare di un governo che influenza troppo il parlamento o che addirittura tenta di scavalcarlo nell'approvazione delle leggi. Ma non è il tema di oggi.
Poi c'è quel terzo potere il cui compito è chiaro fin dalla prima volta che lo leggi: Il potere giudiziario è quel potere che permette in via definitiva e autonoma di risolvere una controversia di natura civile, penale e amministrativa applicando la legge.
E se è vero ciò che si legge in tutte le aule di tribunale, ovvero "la legge è uguale per tutti", si arriva ben presto alla conclusione che anche coloro i quali rappresentano il potere legislativo ed esecutivo non sono in grado di sottrarsi al giudizio, qualora siano chiamati in causa.
Ecco allora che il cerchio si chiude: nello stato di diritto la magistratura ha il compito di controllare l'operato di coloro a cui il popolo ha affidato un mandato, un non-potere che controlla il potere.
Per compiere il suo dovere al meglio deve essere assolutamente indipendente, sia dall'elettorato che dagli altri due poteri. Perciò quando sentiamo parlare di "magistrati fuori controllo" con tono accusatorio non dovremmo preoccuparci, bensì esserne contenti, perchè è così che deve essere.

Italia 150

Pubblicato da Michele On martedì, febbraio 08, 2011 0 commenta il Post!!
Settimana intensa quest'ultima, ricca di molte novità tutte da raccontare; iniziamo subito con qualcuna:
Italia 150
"Noi ci sentiamo una minoranza austriaca e non siamo stati certo noi a scegliere di far parte dell'Italia. Anche per questo motivo non abbiamo grande interesse di parteciparvi."
La Provincia Autonoma di Bolzano non parteciperà così ai festeggiamenti per l'Unità d'Italia in programma il seguente mese; poteva sembrare una decisione scontata quella che ha istituito per il prossimo 17 marzo, e solo per quest’anno, una festa per celebrare i 150 anni dalla nascita dello Stato italiano. Invece, le critiche sollevate da più parti hanno mostrato che così, evidentemente, non è.
Gli industriali dicono "In un momento come questo, la festività non sarebbe il massimo per le aziende e la loro crescita"; il ministro Calderoli (Lega Nord) non vorrebbe che si chiudessero gli uffici pubblici in questo momento di crisi, Napolitano così li definisce "disordini inammissibili" e invita a rispettare il tricolore, mentre il presidente della provincia di Bolzano Luis Durnvalden conferma "Se gli italiani vorranno parteciparvi lo potranno fare, noi di certo non ci opporremo". Frasi sicuramente pacifiche, ma che fanno un certo effetto.


USA: no more streaming Gli Stati Uniti chiudono i siti di sport in streaming, cioè siti che riuniscono tutti i link dove poter vedere i nostri eventi preferiti gratis on line. Vediamo di spiegare meglio:
I diritti per la trasmissione di immagini di ogni evento sportivo, siano le Olimpiadi, campionati di calcio, NBA o baseball sono venduti dalle federazioni ai canali televisivi, che se li contendono per fior fiori di quattrini. Molti di questi vengono quindi trasmessi a pagamento (Sky, Mediaset Premium, Dahila..) Su internet ci sono però siti che li trasmettono gratis, magari in una lingua asiatica, e con immagini di bassa qualità, ma gratis. E' ormai una battaglia legale che dura e durerà ancora per molto tempo, con esiti parziali diversi: in Spagna ad esempio hanno vinto i vari processi ai quali erano stati sottoposti.


Sudan, secessione ok
Sono usciti oggi i dati ufficiali del referendum che si è tenuto nel sud Sudan, di cui avevamo parlato qualche post fa, e parlano chiarissimo: il 99,5% della popolazione è favorevole alla secessione. Il risultato sarà formalizzato nei prossimi giorni, mentre il 9 luglio ci sarà la proclamazione del nuovo stato.

Il risveglio del mondo arabo

Pubblicato da Calderon On sabato, gennaio 29, 2011 0 commenta il Post!!
La tensione si sentiva da tempo e in queste settimane è sfociata in quello che, non si deve aver paura di dire, potrebbe diventare il più grande sollevamento del mondo arabo di sempre, capace di cambiare il corso della storia in Nord Africa, con possibili ripercussioni sul Medio Oriente.
Infatti dopo la rivolta tunisina, che ha costretto alla fuga Ben Alì, è adesso l'ora dell'Egitto, il quale non è un paese qualsiasi nel panorama internazionale. E' lì bello incastonato fra l'Africa e il Medio Oriente, è un po' l'una e un po' l'altro, il che lo fa diventare un punto di riferimento sia per gli uni che per gli altri.

Cronaca- I disordini, iniziati ormai un paio di giorni or sono, sono diffusi in tutti i centri nevralgici del paese, anche se la sede principale, ovviamente, è la capitale, Il Cairo. Dapprima a contrastare i manifestanti c'era la polizia in assetto antisommossa, ma col passare delle ore il governo ha deciso di ritirarla per mettere in campo l'esercito. 
Questa scelta può solo significare che la situazione sta per sfuggire di mano, cosa che puntualmente è avvenuta: il bilancio per ora è di circa 100 morti, di cui alcuni poliziotti e due bambini.
Nel frattempo il presidente Mubarak (al potere da ormai 30 anni) annuncia lo scioglimento del governo ma non le sue dimissioni. La piazza risponde che non basta, vogliono la testa del presidente, il palazzo del partito brucia dalla serata di ieri e gli scontri continuano.

Rivolte e social network- Tutto ciò che è avvenuto era da giorni annunciato nel mondo digitale, dove i giovani si sono messi in contatto e si sono dati appuntamento in piazza. Con i casi tunisino ed egiziano potrebbe aprirsi una nuova era come modello di "politica dal basso": i giovani prima seminano le loro idee in rete per poi vedere germogliare i frutti in piazza. Internet non solo è in grado di semplificarci la vita quotidiana, è pure un potentissimo catalizzatore di rivolte, in grado di convogliare il malumore di qualche singolo in malcontento generale.
In Cina se ne sono accorti per tempo e hanno da tempo limitato l'accesso a facebook e twitter, provvedimento che è stato preso tardivamente in Egitto e Tunisia.

Hosni Mubarak
Esercito- L'esercito, appena chiamato in causa, potrebbe giocare un ruolo chiave nella vicenda. Infatti l'esercito in Tunisia è stato la condanna di Ben Alì, in quanto anzichè fermare i manifestanti si è messo a parlare e alla fine si è unito a loro per combattere contro la polizia. Il problema è che Ben Alì era proprio un ex-poliziotto e quindi godeva dell'appoggio ormai solo delle forze dell'ordine. Mubarak invece è proprio un ex-comandante dell'esercito e l'ipotesi che goda ancora dell'appoggio dei commilitoni è più che fondata. Perciò l'esercito, che finora è sceso in strada in maniera piuttosto neutrale e acclamato dalla gente, non potrebbe essere la soluzione in favore dei manifestanti.

I personaggi- Hosni Mubarak governa indiscusso dal 1981 grazie ad un decreto di "stato d'emergenza" (decisamente lungo) con il beneplacito delle democrazie occidentali, Stati Uniti e Israele in primis, in quanto contrastatore del fanatismo musulmano contro Gerusalemme.
Nonostante ciò nuove carte di Wikileaks affermano che la protesta è in realtà orchestrata da Washington fin dal lontano 2008, al fine di un cambio di regime entro il 2011. Quindi niente democrazia all'orizzonte, o almeno così dice la grande multinazionale della libertà. 
Mohamed El Baradei
Mohamed El Baradei, premio Nobel per la pace nel 2005 e capo dell'opposizione egiziana, che era da anni in esilio volontario a Vienna, ha deciso di rientrare in patria non appena saputo dei disordini. In passato è stato ambasciatore ONU per l'Egitto e capo dell'agenzia internazionale per l'energia atomica, e proprio questa sua posizione ha reso la sua candidatura a traghettare l'Egitto fuori dall'era Mubarak un'ipotesi credibile. El Baradei da un lato pare in grado di rassicurare le democrazie occidentali e dall'altro gode della grande fiducia di tutto il movimento musulmano moderato.

Timori e ideologie- La più grande paura di mezzo mondo è che il potere finisca in mano ad un personaggio simpatizzante dell'estremismo islamico, il che significherebbe un alleato non di poco conto per l'Iran e la riapertura del fronte egiziano nella guerra contro Israele. Il caos nel caos del Medio Oriente insomma. Perciò, nonostante i tanti proclami in favore di libertà e democrazia, l'Europa si augura che Mubarak riesca a superare il momento difficile e avviare delle riforme condivise nel paese. In poche parole il dittatore amico piace.
Nonostante ciò gli intellettuali egiziani tengono a rivendicare la tradizione parlamentare del loro stato, anche se da sempre l'ideologia è fortemente condizionata dalla legge islamica. Infatti è bene ricordare che l'Egitto è "dotato" di un parlamento da ben 4 anni prima dell'Italia.
Ieri era venerdì, giorno di preghiera islamico, ma non per questo si sono fermate le proteste. Ai cori contro Mubarak si sono alternati i cori per Allah.

Sotto a chi tocca- Archiviati gli scontri tunisini e osservando quelli egiziani, il mondo getta lo sguardo nel calderone africano per scoprire quale sarà il prossimo coperchio a saltare. In Algeria il capo del governo, sentiti i primi malumori, ha proceduto ad un rimpasto dell'esecutivo, ma non si sa se basterà. In molti sono invece pronti a scommettere che la prossima fiamma sarà lo Yemen: ieri nella capitale San'a contro il governo hanno sfilato 16mila persone in maniera pacifica, per ora.



Sbarco in Europa

Pubblicato da Calderon On lunedì, gennaio 24, 2011 0 commenta il Post!!
Dopo l'insurrezione tunisina sembra che l'ondata di rivolte sia arrivata in Europa, più precisamente a Tirana, Albania.
Qualche giorno fa si sono verificati degli scontri durante una manifestazione organizzata dal leader dell'opposizione Rama, il cui bilancio è di tre civili morti. 
Rama al funerale delle vittime
La particolarità che rende ancora più grave l'accaduto è che ad aprire il fuoco contro i manifestanti sono stati dei soldati, con tanto di video che fa il giro del mondo. La procura di Tirana ha emesso sei mandati di arresto nei confronti dei responsabili, ma non si sa se questi siano stati messi in atto o meno.
Nel frattempo le tv pro-governo non mostrano il video degli scontri ma solo arresti di manifestanti e un civile con una pistola nella cintura e il capo dello stato Berisha accusa apertamente Rama, dichiarando che se tornerà in piazza venerdì, come programmato, "avrà una punizione esemplare, quello che merita ogni bandito".
La tensione in Albania era in costante crescere dal 2009, anno delle elezioni in cui trionfò Berisha ma sulle quali non fu mai fatta chiarezza dalle accuse di brogli.

Referendum Sud Sudan- Sono arrivate le prime proiezioni sul referendum che si è svolto nel Sud Sudan. Dai risultati preliminari pare che in 7 delle 10 regioni in cui è diviso il paese abbia trionfato il sì, con un risultato medio vicino al 90%. Addirittura a Juba, probabile futura capitale, si registra il massimo, con il 97,5% dei consensi.

Totò Cuffaro
Totò va a Rebibbia- Quella che è appena trascorsa è stata la seconda notte in carcere per l'ex presidente della Sicilia e parlamentare UDC, Salvatore Cuffaro. Dopo che la sentenza a 7 anni di reclusione per favoreggiamento con aggravante mafiosa è stata confermata anche dalla Cassazione, Totò in serata si era presentato mesto mesto al carcere di Rebibbia con in mano l'immagine della Madonna, quella di Santa Rosalia, patrona della città di Palermo, il Vangelo e qualche libro.

In Rai per una notte- E' una vera bomba contro la libera informazione la proposta di un commissario della vigilanza Rai del pdl: nel corso della settimana la rai potrà parlare solo una volta di un determinato argomento. Più facile con un esempio: se Porta a porta (in onda il lunedì, notoriamente vicino al governo) parla del caso Ruby, questo argomento non potrà mai essere affrontato per il resto della settimana dagli altri talk show politici rai, sia Ballarò (martedì) che Annozero (giovedì, più ostile al governo).

Paese che vai, leghista che trovi- Ghedi (BS)- La giunta comunale ha deciso che gli alloggi popolari potranno essere assegnati solo a cittadini italiani, stranieri astenersi, sia comunitari che extracomunitari. Il provvedimento, proposto e sostenuto dal sindaco leghista, Lorenzo Borzi, è stato denunciato alla Cgil di brescia dall'Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del ministero delle Pari opportunità.
Montebello Vicentino (VI)- Quasi un terno al lotto, anzi, molto più di un terno al lotto. E' quello che penseremmo se fossimo ingenui o creduloni della storia del senatore Alberto Filippi. 
Il presidente del Veneto, Luca Zaia
Il nostro amico anni fa ha comprato anni fa un terreno non edificabile nel comune vicentino ad un modico prezzo. Oggi una mozione della regione Veneto ha reso edificabile proprio quel terreno, facendo così schizzare al rialzo le quotazioni di vendita. Il senatore Filippi veste la stessa casacca della giunta regionale, presieduta da Luca Zaia (Lega, Lega e Lega, se non si fosse capito).
Una cosa così palese che addirittura un assessore del pdl (Elena Donazzan) non se l'è sentita di votare, lasciando l'aula e aprendo un caso tra le fila della maggioranza. Secco il presidente Zaia sul dissenso dell'assessore: "in giunta non esistono obiettori di coscienza".
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